giovedì 11 ottobre 2007

Lavoro!!!

Ecco dove passo ultimamente le mie giornate...mostra interessante...interessante anche fare l'operatore museale, non fosse altro che la gente è veramente strana!!!




























martedì 17 aprile 2007

Head over feet

Alanis Morrisette

I had no choice but to hear you
You stated your case time and again
I thought about it

You treat me like I'm a princess
I'm not used to liking that
You ask how my day was

You've already won me over in spite of me
And don't be alarmed if I fall head over feet
Don't be surprised if I love you for all that you are
I couldn't help it
It's all your fault

Your love is thick and it swallowed me whole
You're so much braver than I gave you credit for
That's not lip service

You've already won me over in spite of me
And don't be alarmed if I fall head over feet
Don't be surprised if I love you for all that you are
I couldn't help it
It's all your fault

You are the bearer of unconditional things
You held your breath and the door for me
Thanks for your patience

You're the best listener that I've ever met
You're my best friend
Best friend with benefits
What took me so long

I've never felt this healthy before
I've never wanted something rational
I am aware now
I am aware now

You've already won me over in spite of me
And don't be alarmed if I fall head over feet
Don't be surprised if I love you for all that you are
I couldn't help it
It's all your fault

martedì 3 aprile 2007

Ciao Professore

PER RICCARDO FRANCOVICH


Mi permetto di usare i pensieri di una nostra professoressa (sperando non se ne abbia a male), che sicuramente rendono meglio quello che sto provando in questo momento...


Abbiamo salutato Riccardo Francovich in palazzo Vecchio, a Firenze, dove la sua città natale gli ha voluto tributare l’addio che si riserva ai figli migliori. Lo ha sentito un poco figlio proprio anche Siena, dove Francovich ha impegnato un trentennio operosissimo, dopo essere approdato nel 1975 alla facoltà di Lettere, che era allora una neonata. Ed è solo per aver avuto professori come lui che è ritenuta, oggi, un centro di studi e di iniziative di primo piano in Italia.
Laureato in storia medievale all’Università di Firenze sotto la guida di uno studioso dello spessore di Elio Conti, era rimasto affascinato dalla capacità del maestro di dischiudergli i segreti che erano scritti nella storia e nella toponomastica del territorio fiorentino, al quale dedicò infatti la sua tesi di laurea. Sui castelli, un chiodo fisso, uno dei tanti, della sua ricerca, che lo ha portato a entrare più volte, in trent’anni, - e con la sua nota e costruttiva vis polemica - in una discussione storiografica di peso internazionale. Meno di una settimana fa, di fronte ad un gruppetto di studenti di storia medievale, aveva pagato il tributo di riconoscenza al professore della sua prima formazione di storico.
Si era poi scelto un secondo maestro in Andrea Carandini, insigne archeologo classico, che lo aveva aiutato a divenire uno degli “inventori” dell’archeologia medievale in Italia. La sua prima creatura fu la rivista “Archeologia Medievale” che rapidamente divenne un punto di riferimento per chi voleva sperimentare un modo diverso di guardare alla storia del Medioevo. Francovich non aveva ancora trent’anni.
In quelle prime, coraggiose, battute si intravedeva bene il delinearsi di una carriera di costruttore e ideatore. Difficile ricordare, adesso, così vicini alla sua tragica scomparsa, tutte le tappe di questa carriera. Riccardo che fonda riviste. Riccardo che per primo, con foga travolgente, si getta nella sfida dell’applicazione dell’informatica ai dati archeologici, avviando progetti che fanno, oggi, dell’archeologia senese un nuovo punto di riferimento a livello europeo. Riccardo che vuole che tutta l’archeologia medievale sia ‘messa in rete’ perché tutti possano ragionare sullo straordinario incremento di dati che il suo lavoro rende improvvisamente disponibili. Riccardo che propone nuovi modi di fare un museo, di parlare alla gente della sua storia. Riccardo che inventa un parco minerario. Riccardo che non rifiuta nessuna tecnologia, nessuna novità. Riccardo che fa l’archeologo e si sente uno storico. Riccardo che vuol rimettere in discussione i modelli storiografici a partire dalla concretezza del ritrovamento. Riccardo che crea un Dottorato, che promuove un nuovo incontro con gli storici in una Scuola di dottorato. Riccardo che crea un corso di laurea per valorizzare il patrimonio archeologico della Toscana meridionale, a Grosseto. Riccardo che intesse, cocciuto, e con una pazienza che sembra insospettabile in un impetuoso come lui, l’eterno e complesso dialogo tra intellettuali e amministrazioni locali sul terreno della tutela e della valorizzazione, convincendo, comprendendo, imponendo, aiutando. Riccardo che a Siena lascia il suo segno indelebile negli scavi sotto la cattedrale, in quelli all’interno dell’ospedale di Santa Maria della Scala.
L’esplosività e la complessità della sua personalità si è manifestata anche così, con la curiosità che non lo ha fatto mai fermare e con l’arguzia che ha tenuto racchiusa negli occhi intelligentissimi. Quella curiosità, e un bisogno di conoscenza concreta dei contesti nei quali operare, gli ha fatto attraversare in lungo e in largo la Toscana in una rete di viaggi interminabili, fino a quella rupe vicino a Fiesole, dove ancora una volta cercava tracce e imbastiva difese del territorio storico.
Riccardo è stato un maestro, e molto paterno. Lo dimostra la grande schiera degli allievi che oggi lo piangono, che avvertono il morso del vuoto della scomparsa.
Riccardo è stato per molti dei docenti della facoltà di Lettere di Siena un collega qualche volta scomodo, mai scontato, sempre presente. Uno che riempiva gli spazi anche fisicamente, che attraversava a grandi passi i corridoi con la sua mole da cavallo un po’ goffo, sbattendo qua e là l’enorme borsa piena di carte, lasciandosi la scia di una pipa che qualche volta gli prendeva fuoco nella tasca della giacca, lanciando dentro le porte che incontrava sulla sua strada saluti coloriti e molto toscani. Un collega di quelli che si dice che hanno un ‘caratteraccio’, finché non si scopre in quale delicatissima piega sta nascosta la generosità, in compagnia di quale grande capacità di voler bene.
La medievistica e l'archeologia hanno perso un maestro, la cultura italiana un interprete sempre impegnato dei bisogni della valorizzazione del suo patrimonio, Siena un conoscitore della sua storia e un tenace interlocutore degli enti locali, gli allievi un maestro, alcuni di noi un immenso amico.
Si consenta a chi scrive, in questo momento di lutto, di inserire in chiusura del ricordo dello studioso anche un piccolo pezzo di sé. Perché un giorno questo fragoroso amico mi ha chiamato sorella. E io oggi piango un fratello.

Gabriella Piccinni

lunedì 26 marzo 2007

Cirano

Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l' ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo? All' amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz' ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d' essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...

Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita;
se c'è, come voi dite, un Dio nell' infinito, guardatevi nel cuore, l' avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano

300


Ieri sera sono stata a vedere 300...un gran bel film! E' molto fumettoso, ma ha effetti speciali fantastici...alla fine ti viene voglia di fare lo spartano di mestiere!

venerdì 16 marzo 2007

Minuetto

Minuetto

Mia Martini

E' un'incognita ogni sera mia...
Un'attesa, pari a un'agonia. Troppe volte vorrei dirti: no!
E poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho!
Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no!
Le mani tue, strumenti su di me,
che dirigi da maestro esperto quale sei...

E vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà per una notte...
... E cresce sempre più la solitudine,
nei grandi vuoti che mi lasci tu!

Rinnegare una passione no,
ma non posso dirti sempre sì e sentirmi piccola così
tutte le volte che mi trovo qui di fronte a te.
Troppo cara la felicità per la mia ingenuità.
Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore...

So - no sempre tua, quando vuoi, nelle notti più che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà, per una notte... sono tua...
... la notte a casa mia, sono tua, sono mille volte tua...

E la vita sta passando su noi, di orizzonti non ne vedo mai!
Ne approfitta il tempo e ruba come hai fatto tu,
il resto di una gioventù che ormai non ho più...
E continuo sulla stessa via, sempre ubriaca di malinconia,
ora ammetto che la colpa forse è solo mia,
avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato.

Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai.
Io non so l'amore vero che sorriso ha...
Pensieri vanno e vengono, la vita è così...

lunedì 12 marzo 2007

Musica

SE TI TAGLIASSERO A PEZZETTI (F. De Andrè)

Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.

Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T'ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.